Calcoli

Perché non devi fidarti solo della matematica nella finanza, quello che non ti dicono

I numeri e la matematica ci aiutano sicuramente nel business e nella finanza, ma non sono tutto.

In questo articolo imparerai:

  • Perché non devi fidarti solo dei numeri e della matematica in generale e nella finanza.
  • Come statistiche e numeri ci portano fuori strada e quali conseguenze hanno per il mondo reale.
  • Perché non raccontano tutta la storia e come si sbagliano anche i professionisti.
  • L’equilibrio è fondamentale.

Non tutto si può contare

Iniziamo con una citazione che racchiude il concetto in maniera essenziale.

Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato.

Albert Einstein

Questa frase era appesa nello studio di Einstein a Princeton, New Jersey, e se è applicabile a tutte le attività umane e nello specifico alla scienza e alla fisica, lo è certamente anche per gli affari e la finanza.

Bisogna però sempre avere buon senso, nessuna azienda può fidarsi di tutto e non contare nulla, e neanche può contare tutto e non fidarsi di niente.

Statistiche e grafici possono essere usati per quantificare tutto, ma non raccontano l’ intera storia.

Oggi, con l’ informatica e i pc che la fanno da padroni, sembra che se un qualcosa non puoi contarlo, non sia molto importante.

Non è così, in primis perché la misurazione in sé nasconde molte insidie, ma anche perché nelle attività economiche come ogni cosa nella vita, ci sono aspetti semplicemente non misurabili, come i valori, l’ etica, la saggezza, il buon senso, il carattere.

I numeri raccontano una parte della verità, non non tutta, anzi, spesso sono solo una distorsione di quello che è il reale.

E i problemi sorgono quando ci affidiamo troppo a loro, interpretandoli erroneamente e trascurando quello che non si può misurare.

Si parte dall’ alto

PIL ( Prodotto Interno Lordo )
PIL ( Prodotto Interno Lordo )

Quello che accade con i numeri è talmente pervasivo che non riguarda solo gli operatori di mercato o una piccola fetta della società, ma parte dalle istituzioni.

Generalmente molto del dibattito nazionale e internazionale è basato su dati come può esserlo il PIL ( Prodotto Interno Lordo), il tasso di disoccupazione, l’ andamento dell’ inflazione e altri.

Prendiamo ad esempio il PIL, considerato come la pietra angolare per misurare la ricchezza prodotta da un paese.

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Non può esserci dato più fuorviante di questo.

Il PIL tiene conto solo delle movimentazioni in denaro, non quantifica tutte le prestazioni gratuite, quelle del volontariato, le sommerse, non tiene conto dei costi in termini ambientali ne dell’ impatto sociale.

Pensiamo alla Cina, il suo PIL cresce a percentuali altissime ogni anno, ma a quale costo?

Basta vedere i livelli di inquinamento che ha il paese per rendersi conto come dietro ci siano dei costi enormi in termini sanitari e di impatto ambientale che il paese deve sostenere, quindi il Prodotto Interno Lordo dice tante cose, è vero, ma molto distanti dalla realtà.

Il PIL parla in termini di quantità, non di qualità, non ci dice che direzione prendono questi soldi, se per beni utili o ad esempio per armamenti, ne come questa ricchezza viene distribuita.

Lo stesso vale per il tasso di disoccupazione, quando si parla che è al 9 % che vuol dire?

In questa cifra ci sono tutti gli abilitati al lavoro che non hanno un’ occupazione o nessuna fonte di reddito, o solo quelli che sono in cerca?

E così per ogni indicatore o cifra che viene data.

Se il governo dice che il deficit pubblico è in calo e tutti lo fanno passare per una buona notizia (il che è parzialmente vero), ma non dice che comunque pur essendo in calo sempre di altro debito si tratta che si cumula su quello già in essere, si perde la sostanza delle cose.

I numeri nella finanza

Economia di mercato
Economia di mercato

Anche la finanza non sfugge a questo problema e in generale tutta l’ economia di mercato, basta pensare al solo tasso di rendimento annuale medio dei mercati che siamo fuori strada.

Da quando sono nati i mercati finanziari, riferendoci al mercato USA, si parla di rendimenti medi annuali di circa il 10%.

Un investitore magari è portato a pensare che ogni anno investendo sul mercato degli Stati Uniti guadagnerà questo 10 %, ma la realtà non è questa.

Il rendimento reale è stato di circa il 7%, considerando un’ inflazione media del 3%, a cui poi bisogna aggiungerci tasse e commissioni.

La resa finale sarà sicuramente più bassa.

Se ti dico che con un investimento avrai un ritorno del 20% ma non ti racconto che c’è un’ inflazione al 10% e dovrai pagare di spese e tasse un altro 5% è fuorviante.

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I “professionisti” si sbagliano

consulente finanziario
Consulente finanziario

A quanto detto non sfuggono i professionisti della finanza, anzi, spesso ne sono partecipi in maniera consapevoli, altre volte non se ne rendono conto perché sono con entrambi i piedi nel sistema.

Se tu parli con un consulente finanziario, quello che ti dirà è la conseguenza del sistema di cui fa parte, magari senza accorgersene.

Quante volte gli analisti proiettano i rendimenti storici di un’ azienda sul futuro?

In parte è giusto farlo, ma come sempre ci vuole buon senso, non basta guardare il passato per predire sicuramente cosa accadrà.

Se la vecchia Nokia è sostanzialmente fallita nonostante tutti credevano essere un colosso inscalfibile, è perché gli analisti hanno proiettato il passato sul futuro, non rendendosi conto che il mondo stava cambiando.

Pochi o nessuno ha capito che le aziende informatiche sarebbero avanzate nel campo della telefonia.

Di nuovo, se si guardava solo ai numeri avremmo visto solo una parte della storia, come è accaduto realmente, non vedendo che la terra era già iniziata a franare sotto i piedi di quest’ azienda.

Lo stesso vale per il management delle aziende, gli amministratori delegati, che non solo guardano ai numeri soltanto, ma lo fanno in maniera troppo ottimistica.

Ciò può essere compreso guardando al loro interesse personale, ma non è comprensibile che si accodino anche gli analisti.

E se abbiamo detto che i profitti seguono l’ andamento dell’ economia, come fa ad esserci un divario così ampio tra ciò che si prevede e ciò che poi accade spesso realmente?

Mancanza di buon senso e interessi che collidono fra loro.

Semplicemente, se il PIL (con tutte le storture che ha) cresce di una certa percentuale al mese, prendendo in esame uno specifico paese, è logico che l’ aggregato delle aziende di quel determinato paese non può crescere di più.

Conseguenze per il mondo reale

Quando si da troppo peso ai numeri, ed anche in maniera deviata ed ottimistica, mettendo da parte un minimo di buon senso, si hanno dei costi anche per il mondo reale.

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Se gli operatori dei mercati finanziari commerciano con i derivati e non tengono separate queste operazioni dalle altre, confidando nell’ ottimismo, si assumono dei rischi enormi che in caso di crisi si scaricano su tutti noi.

Se operano come se non ci fosse un domani ignorando i costi e le tasse, la realtà delle cose prima o poi chiederà il conto.

Quando una società quotata non raggiunge i target prefissati, spesso si usano artifici contabili, perché in realtà non sta creando nessun valore, è solo un utilizzo dei numeri creativo, e questi costi si scaricano, presto o tardi, sui poveri investitori.

Ma le conseguenze sono tali e tanti che è difficile averne contezza.

I numeri sono comunque importanti

investitore
Investitore

Non ti sto dicendo che i numeri non servono, sono comunque importanti, senza di loro come faremmo a comunicare i dati e gli obiettivi, ma non sono tutto e non possiamo basarci solo su di essi.

Le aziende sono fatte di uomini, idee, produttività, hanno bisogno dei loro tempi, non si può dare un numero come obiettivo assoluto e forzare affinché lo si raggiunga, dovrebbero essere una misura quanto più obiettiva possibile, nient’ altro.

Se li usiamo come obiettivi a cascata sorgono tutti i problemi che abbiamo visto, perché tutto intorno poi viene forzato, in qualunque modo.

Non tutto è un target, non è perché abbiamo un martello in mano tutto deve essere un chiodo.

Abbiamo i computer, è vero, e ci sono di grandissimo aiuto, ma non tutto è misurabile o comunque non tutto lo possiamo far rientrare in freddi e specifici numeri.

Se un’ azienda di successo dovrebbe basarsi solo sui numeri, ce ne sarebbero molte di più di quanto ce ne sono oggi.

Pensa ad un’ azienda si successo, perché usi i suoi prodotti?

Hai fiducia in lei, i suoi prodotti funzionano bene, avrà una buona assistenza e tanto altro, poi visto queste qualità, probabilmente avrà anche dei “buoni” numeri.

Ma come conseguenza di quanto detto, vengono dopo, non prima.

Quindi ci deve essere equilibrio, bisogna contare ciò che può essere contato facilmente, ma non si deve ignorare ciò che non si può quantificare, perché generalmente è più importante di quello che si conta o comunque ha la stessa importanza.

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