capitalismo

Storia e origini del capitalismo

In questo articolo trattiamo la storia e le origini del capitalismo, nel dettaglio avrai una panoramica di:

  • Come è nato il capitalismo, che cos’ è e i suoi principi di base.
  • Il ruolo che hanno avuto i primi investitori e nascita delle borse valori.
  • I suoi principi fondamentali.
  • Chi ha teorizzato per primo i concetti capitalistici e le regole del libro mercato.
  • Come esso sia un bene per la società e come i monopoli sono pericolosi.

Andiamo al sodo.

Che cos’ è il capitalismo?

Ci sono diverse definizioni di capitalismo, e personalmente nessuna mi ha soddisfatto, la più congrua per me è “quando delle persone fanno qualcosa e le vendono per dei soldi“.

Per gran parte della storia umana il capitalismo non è mai esistito, non vi erano soldi da spendere semplicemente perché non esistevano, non vi era nessun oggetto da comprare.

Le persone lavoravano per proprio conto la terra e vivevano di quello che raccoglievano, oppure lavoravano come servi di qualcuno e in cambio ottenevano qualche giaciglio e del vitto, ma non vi era nessun stipendio.

Non c’ era necessità di lamentarsi di questo, perché anche volendo un eventuale stipendio non lo si poteva spendere.

Magari ogni tanto passava qualche ambulante e si barattava qualcosa.

servi della gleba
Servi della gleba nel Medioevo

Chi aveva le proprietà non aveva ne interesse ne necessità a vendere alcunché, le cose si ereditavano o si prendevano con la forza bruta.

Quando poi è arrivata la moneta, chi faceva affari a scopo di lucro veniva deprecato, come anche i banchieri, considerato immorale ed egoistico.

Oggi per te è normale cercare di guadagnare di più e migliorare la tua esistenza, ma se fossi vissuto nel medioevo saresti stato guardato di traverso, se non di peggio.

Le sue origini, quando e come nasce

Non c’è un momento preciso quando è nato il capitalismo, le cose iniziano a cambiare verso la fine del 1700, quando in giro c’era abbastanza denaro e un numero sufficiente di persone che potevano spenderlo.

Ovunque spuntano mercati e anche il commercio tra i vari paesi decolla, avendo raggiunto una massa critica.

Spuntano nuove classi agiate di mercanti, spedizionieri, negozianti, venditori ambulanti, che pian piano diventano sempre più ricchi e potenti, oltre che numerosi.

E anche i prestiti da parte dei banchieri prendono il volo.

I primi investitori

Warren Buffett
Warren Buffett, esempio di moderno investitore

Ogni paese può raccontare una sua storia, per l’ Italia si parla dell’ ingegnosità, del clima favorevole, della posizione geografica; per gli Stati Uniti dell’ intraprendenza degli immigrati, degli spazi e delle risorse ampie, del sistema politico e altro.

Ma tutto è partito sempre dai primi investitori, se non ci fosse stato chi avrebbe accumulato un certo capitale, non ci sarebbe potuto essere tutto il resto.

Non puoi semplicemente dire “prendo, vado in Siberia e inizio a coltivare un enorme appezzamento di grano”.

Avrai bisogno si una casa, di attrezzi, di sementi, di forza lavoro e tutto ciò che ti occorre, e questo non lo puoi fare se non hai del capitale.

Non c’è stato un momento preciso in cui è nato il capitalismo, più che altro si è trattato di un movimento graduale che una volta raggiunta una certa massa critica è esplosa da sola.

Facendo un esempio di tempi abbastanza recenti, pensa al crollo dell’ URSS.

Tutto era in mano allo stato, da un giorno all’ altro ci sono state le liberalizzazioni e i pochi che possedevano del capitale si sono arricchiti (i cosiddetti oligarchi), potendo investire somme esigue in affari dal valore enorme.

Se non c’ era qualcuno che possedeva del denaro la Russia non poteva essere capitalista, o se lo sarebbe diventata lo stesso ci volevano anni e anni come è accaduto secoli fa nel resto del mondo, oppure ci doveva essere qualcuno che prestava il denaro.

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Questo è avvenuto intorno alla fine del 1700 in varie zone del mondo, principalmente in Europa, anche se in un modo più graduale.

Nascita delle borse valori

La prima borsa valori al mondo è nata nella città belga di Anversa, ma il primo titolo che possiamo definire popolare ad essere scambiato è stato della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, ad Amsterdam.

Compagnia Olandese delle Indie Orientali
Compagnia Olandese delle Indie Orientali

Quest’ azienda ha preso i soldi che ha incamerato con la quotazione e li ha usati per far crescere ancora di più il suo business, che si sostanziava nel commercio con le navi.

Gli inglesi, vedendo come gli olandesi finanziavano i loro commerci, ne hanno preso esempio per finanziare il lorobusiness nel nuovo mondo, e da li a catena si è diffuso il capitalismo e le società per azioni quotate, gradualmente in tutto il mondo.

La borsa valori di Milano è stata fondata nel 1808 ed è la nona più antica in ordine temporale, dietro ad altri paesi europei.

Nel frattempo diversi imprenditori si resero conto che le attività organizzate in maniera solidale simili alle dottrine comuniste che sarebbero arrivate dopo non funzionavano al meglio.

In quanto le persone non avevano nessun incentivo a lavorare duramente (ecco uno dei motivi perché il comunismo non ha funzionato).

Da qui è venuto l’ incentivo ancora maggiore a favorire la libera imprenditorialità.

In quanto era molto più remunerativo far pagare delle tasse o un percentuale sui profitti, e favorire gli investimenti, che non organizzare delle comuni dove tutto era garantito e di proprietà di una sola persona, ma che disincentivava le persone ad impegnarsi.

Il ruolo delle banche

Le prime banche sono nate nel 1300, e in Italia, la prima in assoluto è stata il Banco Soranzo, nel 1374, ed iniziano ad avere un ruolo vitale per l’ affermarsi del capitalismo.

Monte dei Paschi di Siena
Monte dei Paschi di Siena, una delle banche più antiche ancora in attività

Un tempo non erano luoghi così sicuri come lo sono oggi, ma chi poteva mettere del denaro da parte comunque li depositava nelle banche, che prendevano questo denaro e lo prestava agli investitori, come accade ancora oggi.

Quando una banca fa un prestito per costruire un ponte, un area residenziale, far espandere un’ azienda, sta usando il denaro che i cittadini vi depositano.

In poche parole, questo progresso capitalista tutt’ora in essere, è stato finanziato col denaro della gente comune, il motore sono stati i risparmi della gente.

Se una società ha bisogno di soldi ha solo tre strade, emettere azioni, chiedere un prestito alle banche o emettere delle obbligazioni.

Fino al 19 secolo la strada preferita era proprio chiedere un prestito.

Tutti questi passaggi visti fino ad ora possono variare leggermente da paese a paese.

Adam Smith, libero mercato e formulazione del concetto di capitalismo

Adam Smith
Adam Smith

I mercati si diffondevano dappertutto, la gente comprava e vendeva a livelli mai visti prima, ogn’uno poteva cercare la propria strada per la ricchezza, grazie al capitalismo, cosa mai successa prima.

C’era finalmente la speranza per un povero di cambiare il suo status sociale, per intere masse.

Ogn’uno era libero di cercarsi la sua fortuna, e questo movimento impetuoso generava in alcuni delle preoccupazioni. Il primo a mettere una pezza a questi dubbi e formulare i primi concetti di capitalismo fu un grande economista, spesso sottovalutato, lo scozzese Adam Smith.

Consideriamo sempre che alcune idee e concetti che oggi appaiono scontati, un tempo non lo erano.

Smith sostenne che quando un individuo persegue le sue inclinazioni lavorative, in generale la popolazione vive molto meglio rispetto a quando ci sia un pianificatore centrale che detta le regole, come potrebbe essere un re o la pianificazione comunista.

Oggi ciò è scontato (quasi per tutti), ma immaginatevi all’ epoca quando il capitalismo è esploso.

Milioni di persone producevano e vendevano qualunque cosa, senza alcuna restrizione, in ogni settore, in tutte le direzioni contemporaneamente, e ciò poteva garantire un lavoro a tutti, un tetto dove dormire e da mangiare.

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Se 99 persone su 100 decidono di fare giacche e 1 sola di coltivare patate, poteva venire il legittimo dubbio che non si avrebbe avuto nulla da mangiare ed essere inondati di giacche.

Ed è qui che Smith parla della legge della domanda e dell’ offerta per tranquillizzare tutti (non la chiama proprio così ma la sostanza è la stessa), dicendo come essa bilancia e tiene tutto in equilibrio.

Ad esempio egli diceva che se troppi produttori di giacche ne sfornano troppe, esse si accumulano e ciò costringe ad abbassarne il prezzo, i prezzi così bassi butterebbero fuori dal mercato alcuni produttori e li porterebbero a coltivare patate, che sarebbe più redditizio.

Alla fine ci sarebbero le giuste quantità di giacche e patate sul mercato per soddisfare le esigenze e gli interessi di tutti.

Nel mondo reale il meccanismo non è propriamente così perfetto, ma Adam Smith comprese ed espose le basi del libero mercato che funzionano tutt’ ora.

Un bene per il singolo e per la società

Ogni volta che un prodotto arriva sul mercato e ce né una domanda, diverse aziende entrano in questo business, finché non ci sono così tanti prodotti in vendita che il prezzo cala.

Ogni individuo si sforza di impiegare il proprio capitale in modo che il suo prodotto possa essere di grandissimo valore. Generalmente non intende né promuovere il pubblicointeresse, né sa quanto lo sta promuovendo. Si prefigge solo la sua sicurezza, solo il suo guadagno. In ciò è guidato da una mano invisibile per prefiggersi un fine, che non ha nessun interesse della sua intenzione. Perseguendo il suo interesse spesso promuove quello della società più efficacemente di quando realmente intenda promuoverlo.

Adam Smith

Questa competizione fa molto bene ai consumatori, perché obbliga chi produce e vende beni e servizi a migliorarli e ad abbassarli di prezzo.

Ecco perché ogni pochi mesi di ogni prodotto ne arriva uno ad un prezzo più basso e il precedente risulta obsoleto.

Senza concorrenza potrebbero ancora continuare a vendere il classico telefono cellulare e tu non potresti farci nulla, probabilmente ancora non terresti tra le mani il tuo smartphone.

Non c’è bisogno di un piano quinquennale o di un despota che dica quanto produrre e a che prezzo, la legge della domanda e dell’ offerta mantiene tutto in equilibrio, in modo naturale.

Adam Smith aveva anche capito che l’ interesse al miglioramento personale è positivo, non è del tutto egoistico ma serve anche alla società, perché motiva le persone a togliersi tutte le pastoie e le spinge a dare il meglio.

Porta le persone a inventarsi cose, fare straordinari, dare sempre qualcosa in più.

E dietro l’ accumulo di ricchezza personale che muove le persone, c’è anche un beneficio diretto per tutti, lui la chiamava “legge di accumulazione”.

Perché quando il proprietario di un’ azienda diventa ricco, probabilmente espande la sua attività, assume più persone, spende di più, altre persone possono aumentare il loro reddito, e magari alcuni inizierebbero una propria attività, e il benessere si espande.

Se saresti nato durante il feudalesimo dalla parte sbagliata non avresti avuto nessuna probabilità di migliorare la tua condizione.

Avresti lavorato sotto un padrone la sua terra, e così i tuoi figli e i tuoi nipoti, povero, il padrone avrebbe sempre tenuto la sua terra che avrebbe tramandato ai suoi figli e così via, quindi sempre ricco.

Ecco perché il comunismo ideologicamente è una bella cosa ma nella pratica non potrebbe mai funzionare ( e non ha funzionato), mentre il capitalismo ideologicamente potrebbe sembrare corrotto, ma se vai a fondo scopri che punta alla realizzazione dell’ individuo.

Quali sono i principi fondamentali del capitalismo?

Arrivati a questo punto avrai capito quali sono i principi fondamentali del capitalismo, anche se ci sono diversi aspetti difficili da circoscrivere, riassumendo possiamo dire che le basi sono:

  • Proprietà privata e libera iniziativa: senza di loro non vi sarebbe nessuno stimolo al miglioramento e alla competizione.
  • Disponibilità di capitali da poter investire e possibilità di accumulo: essi permettono di avviare e stimolare la crescita con benefici che si riversano a pioggia su tutta la società.
  • Libero mercato: grazie alla legge della domanda e dell’ offerta i mercati si autoregolamentano e permettono ai capitali di prendere sempre la strada migliore e più redditizia, aumentando la competitività e quindi i benefici per il consumatore.
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Il monopolio e la concorrenza

Standard Oil
Standard Oil, esempio classico di monopolio

Non tutto ha funzionato sempre bene nel capitalismo, in particolare agli inizi del ventesimo secolo il gioco stava diventando truccato a favore di poche grandi aziende, per l’ appunto i monopoli, e sono una delle più grandi minacce per il libero mercato.

Se hai giocato a monopoly il concetto ti è chiaro, se inizi a comprare tante proprietà gli altri giocatori finiscono per pagarti continuamente affitti alti da terminare il loro denaro.

Così accade anche nel mondo reale quando c’è un monopolio, cioè quando una grande società arriva ad avere una posizione così dominante da controllare tutto o quasi e poter fissare i prezzi.

Se ad esempio c’è un’ azienda monopolista che produce penne e matite i clienti sono costretti a pagare il prezzo fissato da essa, o rinunciare ai suoi prodotti se ciò è possibile.

Ciò vale per ogni settore, tu cliente non hai scelta, perché non ci sono altri produttori di quei beni e servizi, perché tutta la concorrenza o è entrata nel monopolio o è stata estromessa dagli affari in qualche modo.

Ti dice qualcosa il monopolio di stato per quanto riguarda le sigarette?

Ci sono stati tanti casi di monopolio nella storia che in un modo o nell’ altro sono terminati, e ce ne sono ancora in alcuni settori, perché spesso i regolamenti si adeguano solo quando i casi sono evidenti.

Anche in questo Adam Smith è stato un precursore, in quanto si rese conto che la chiave del capitalismo è la concorrenza.

Pensaci, fin quando c’è un’ altra azienda a poter fare un prodotto migliore, non puoi fare un prodotto scadente e pensare di vendere, sei costretto a migliorare i tuoi prodotti e fare un prezzo congruo, o altrimenti perderesti i tuoi clienti.

Ed è ciò che accade quasi in ogni settore, anche se questo chiaramente non piace ai proprietari delle aziende, ecco perché a volte l’ antitrust è costretta ad intervenire, in quanto a volte si formano dei cartelli per la fissazione del prezzo sottobanco.

In questo modo chi partecipa al cartello evita la competizione e concordano strategie e prezzi.

Spesso queste pratiche monopolistiche sono guidate dalla società più forte, dove va a dettare le regole, e le altre aziende o si piegano o semplicemente vengono messe fuori dal mercato, magari praticando prezzi talmente bassi da renderli insostenibili fino a far fallire la concorrenza.

Il monopolio della Standard Oil

Quello che ha fatto John Davison Rockefeller con la Standard Oil, tanto da arrivare a controllare quasi tutti i maggiori pozzi petroliferi degli Stati Uniti e il 90% delle raffinerie, potendo in questo modo alzare a piacimenti i prezzi, perché i consumatori in pratica non avevano scelta.

Avendo una posizione così dominante sul petrolio, poteva influenzare anche altri settori produttivi americani, come ad esempio quello del trasporto, essendo il maggiore committente aveva le capacità di far fallire una compagnia ferroviaria se non si piegava ai suoi diktat.

La Standard Oil è il caso più emblematico, ma molti altri seguirono a ruota in altri settori visto il suo successo, in modo similare ma anche semplicemente fondendosi, in modo da creare enormi conglomerati.

Se questo fenomeno dei monopoli, diretti o camuffati, non verrebbe arginato, il capitalismo e il libero mercato cesserebbero di esistere.

Fortunatamente, specialmente negli Stati Uniti, i governi sono vigili e intervengono quando si verificano queste situazioni, adeguando l’ apparato legislativo ma anche con sentenze e normative ad hoc per specifici casi.

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